domenica 10 febbraio 2013

ALL'ORIGINE DELLA SPIRITUALITÀ PER UN ETICA CONSAPEVOLE


"Chiamate, vi prego, il mondo "la valle del fare anima".
Allora scoprirete a che serve il mondo…"
(J. Keats)

L'attuale crisi umana e ambientale che coinvolge l'intero nostro pianeta è sotto gli occhi di tutti anche grazie al fatto che viene analizzata in tutti i suoi aspetti e addebitata a innumerevoli fattori da vari scienziati e umanisti sparsi per il mondo. Naturalmente, le proposte che emergono per la soluzione dei problemi risentono della molteplicità dei punti vista e degli interessi che entrano in gioco determinando, di fatto, la difficoltà di individuare in modo univoco le ragioni che hanno portato all'attuale situazione.
Per cercare di diradare queste difficoltà penso che occorra individuare un nuovo paradigma che veda finalmente l'uomo prendere coscienza dell'interdipendenza di tutti i "fatti" del mondo, così da consentirgli di ridefinire il proprio ruolo e le proprie aspettative con la consapevolezza delle conseguenze globali delle sue scelte.
Dato lo scempio dei valori umani e del pianeta cui stiamo assistendo (e partecipando!), si tratta di affrontare un vero e proprio lavoro di ricostruzione che giustamente, come indica il titolo di questo convegno, dovrebbe partire dalla spiritualità individuale per definire l'etica sociale che dovrebbe ispirare la politica globale.
Ma poiché il problema è antico e, nonostante l'impegno millenario delle menti migliori nella ricerca delle soluzioni, le ingiustizie e le incongruenze che accompagnano la storia dell'umanità fin dal suo inizio caratterizzano ancora la condizione umana, siamo costretti a esplorare le cause del nostro fallimento partendo dall'analisi del metodo che abbiamo utilizzato fin qui. 
La prima evidenza è che la presunzione della natura dualistica del nostro "essere" individuale, che ci vede portatori di inderogabili esigenze sia spirituali che materiali, ha caratterizzato ogni ricerca utile per la nostra evoluzione individuale e sociale.
È vero che questo dualismo ha avuto e ha diverse declinazioni a seconda delle culture e dei tempi che si vogliano prendere in esame, ma volendo fare un bilancio onesto dei risultati, nessuno può affermare che il prevalere dello spiritualismo o del materialismo abbiano portato a condizioni di vita migliori in questo o quel luogo del pianeta. I morti di fame sulle strade di Bombay e il degrado ambientale e morale delle nostre periferie stanno a dimostrare come questo dualismo sia sfociato in una dicotomia che, grazie alla "globalizzazione" delle conoscenze — e quindi delle coscienze — sta rivelando tutta la sua incompatibilità e inadeguatezza per il perseguimento dell'obiettivo di una reale evoluzione complessiva dell'umanità.
Partendo da questi presupposti, non ci resta che percorrere la strada del superamento di questa dicotomia, e per farlo, poiché a nulla sono servite le sole intuizioni dei grandi umanisti che, come tali, si sono prestate alle più aberranti manipolazioni da parte delle strutture di potere, non possiamo che appellarci alla conoscenza scientifica per cercare di oggettivarle e recuperare così una visione unitaria della natura umana e di tutta la realtà.
A me pare che oggi, questo "matrimonio" tra spiritualità e materialità sia reso possibile dallo stato dell'arte nei più svariati campi di indagine: dalla Biologia alla Fisica Quantistica, dall'Evoluzionismo alle Neuroscienze, dall'Astrofisica alla Cosmologia... tutto sembra indicarci un solo percorso evolutivo "filogenetico" universale che, per quanto ne sappiamo, a partire dal cosiddetto Big Bang e dalla successiva nucleosintesi, e passando dalla formazione di atomi, molecole, cellule, organismi… ha trovato nella mente dell'uomo la massima espressione della complessità organizzativa delle forme di energia costitutive dell'universo.
Con l'approdo al Principio di Indeterminazione e alla scoperta dell'Entanglement fra le particelle ondulatorie del livello quantistico di tutta la realtà, sembra esaurita la discesa agli inferi del riduzionismo meccanicista iniziata quattro secoli fa con la separazione dei "fatti" dello spirito da quelli della materia. Quindi, ora possiamo tentare la risalita verso l'uomo e la sua mente con un approccio inverso, che io chiamo "ampliamentista", che partendo dall’abolizione dei concetti di spirito e di materia per come li abbiamo fin qui intesi – dovuta ai dati che ci provengono dalle Neuroscienze e dalla Fisica Quantistica – non può che farci approdare all'unico concetto di "Spiriteria", il solo che possa consentirci di procedere oltre nell'allestimento di un nuovo paradigma.
Infatti, se trasferiamo i dati statistici acquisiti sperimentalmente a scala microscopica — che vedono il "motore" del divenire di tutti gli stati della realtà nella ricerca dell'equilibrio energetico fra ogni stato locale e lo stato successivo che lo contiene — ai livelli superiori della complessità aggregativa degli stati che seguono, fino all'emergere della mente umana, possiamo individuare nell'etica "naturale" che ne governa i processi attuativi il modello per la definizione di una nuova etica sociale universale che non consenta più l'allestimento di etiche contingenti che inevitabilmente si traducono in sopraffazioni giustificate "eticamente" dagli uni e subite dagli altri. In più, tutto questo coinciderebbe anche con la necessità di attribuire il massimo valore estetico all'etica, poiché, nessun prodotto fisico o psichico derivante dal perseguimento dell'equilibrio tra le parti che lo determinano può essere "brutto" e quindi, "ingiusto".
In questo nuovo quadro, se abbandoniamo definitivamente la miope pretesa antropocentrica di applicare le nostre categorie al mondo, e proviamo a partire dalle leggi che regolano i suoi processi attuativi per procedere verso l'uomo, e se quando usiamo parole come, responsabilità, moralità, razionalità, coscienza, valori… cominciamo a chiederci a quali reali esigenze "attuative" individuali corrispondono già a partire dal livello quantistico che vi sottende, forse scopriremo che l'accettazione della naturale "competizione" costruttiva che deriva dalla Ricerca Dell’Equilibrio (RDE) è la premessa indispensabile per smascherare l'insensatezza della "contrapposizione" che non può che sfociare nella "sopraffazione" distruttiva che ancora regola i nostri rapporti con l'ambiente e con tutti gli altri esseri viventi.
Un'ultima cosa che però ritengo indispensabile per poter delineare la nuova etica universale che auspico, è anche la necessità di superare il concetto di spiritualità, sia come dono fatto all'uomo da un qualche dio, che come già posseduta dall'intero universo. Questo perché le due visioni, negando la possibilità che sia il nostro stesso stato biologico a "costruire" la nostra spiritualità, ci impediscono quella visione olistico-sistemica della realtà che è la sola che, rendendoci partecipi della costruzione di quella universale, possa responsabilizzarci "eticamente" nei confronti dell'intero sistema.

Per la costruzione della spiritualità in questo universo, i lavori sono in corso, e noi possiamo dare una mano…


Francesco Pelillo

martedì 25 dicembre 2012

PER UNA ETICA "NATURALE"

Con l'approdo al probabilismo bloccato dall'entanglement fra le particelle del livello quantistico della realtà, sembra esaurita la discesa agli inferi del riduzionismo iniziata più di quattro secoli fa con la separazione dei fatti dello spirito da quelli della materia. Ora potremmo tentare la risalita verso l'uomo e la sua mente con un approccio inverso che io chiamo "ampliamentista", che non può che portare alla riunificazione. Se trasferiamo i dati oggettivi acquisiti sperimentalmente — che vedono il "motore" del divenire nella Ricerca Dell'Equilibrio energetico fra ogni stato locale e lo stato successivo che lo contiene — ai livelli superiori della complessità aggregativa degli stati che seguono fino all'emergere della mente umana, potremmo individuare nell'etica "naturale" che ne deriva, il modello per la definizione di una nuova etica universale non più disegnata da visioni metafisiche manipolabili a seconda degli interessi dominanti. Questo coinciderebbe anche con la necessità di attribuire il massimo valore estetico all'etica, poiché, nessun prodotto derivante dal raggiungimento dell'equilibrio tra i suoi componenti può essere "brutto" e quindi, "ingiusto".

OLISMO E COMPLESSITÀ SISTEMICA

La visione olistica nasce dalla constatazione che le proprietà di un dato sistema non dipendono semplicemente dalla somma delle prestazioni delle parti che lo compongono, ma principalmente dalle loro interrelazioni che, di fatto, determinano l'emergere di nuove e più complesse funzionalità. In questa luce riacquistano particolare rilevanza e attualità le intuizioni di Buddha sull'interdipendenza e impermanenza di tutti i "fatti" della realtà, e quelle di Eraclito sul loro divenire e di Parmenide sul loro essere. Infatti, poiché queste grandi intuizioni del passato trovano la loro conferma nei più avanzati esperimenti scientifici, si pone il problema del loro utilizzo in una dimensione culturale e di conoscenze che non poteva essere nemmeno lontanamente immaginata ai tempi della loro formulazione. Oggi, la mole dei dati in nostro possesso è tale che, se vogliamo andare oltre la visione olistica contemplativa ancora presente nella cultura asiatica, e vogliamo superare l'asfittica visione meccanicista della cultura occidentale — che grazie alla "globalizzazione" delle coscienze stanno dimostrando tutta la loro incompatibilità e inadeguatezza —, siamo costretti a utilizzare l'approccio sistemico per tentare di sbrogliare, e quindi di comprendere, l'enorme complessità delle infinite relazioni esistenti tra i vari stati della realtà che siamo in grado di indagare, sia in campo umanistico che scientifico. Infatti, abbiamo già numerosi esempi dell'efficacia dell'approccio sistemico alla complessità. In campo medico e psichiatrico, in campo ecologico e ambientale, come nell'antropologia, sociologia, economia... ci sono contaminazioni disciplinari impensabili solo un decennio fa che danno risultati stupefacenti. Ma ora, per procedere oltre anche in campo spirituale, si tratta di estendere questo approccio alle indagini sulla mente accettando i dati delle neuroscienze che ci parlano sia dei meccanismi biochimici che sono alla base della "produzione" delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, e sia dell'influenza dei nostri pensieri sullo stato biochimico cerebrale. So che questa prospettiva non è condivisa da tutti, ma ritengo che anche in questo ambito la visone olistico-sistemica, che vede l'interazione di molteplici fattori fino ad ora ritenuti disparati — addirittura ci sono prove dell'influenza della flora batterica intestinale sui nostri stati d'animo e viceversa —, possa portare alla definizione della reale natura dei nostri pensieri riconoscendo nei loro processi attuativi l'interdipendenza con l'energia dell'universo. Dandoci così la possibilità di fondare una nuova meta-fisica consapevole. A conclusione di questo quadro positivo però, ritengo utile evidenziare il rischio di considerare la visone olistico-sistemica come una nuova disciplina. Essa è solo un nuovo potente strumento di indagine della realtà. Il mondo là fuori, "è" olistico-sistemico, e noi dobbiamo solo sintonizzarci con il suo divenire per comprenderlo, e non tentare ancora una volta di imbrigliarlo in un nuovo schema. Francesco Pelillo

lunedì 27 agosto 2012

L'ENTANGLEMENT PER UNA NUOVA META-FISICA

Se accettiamo i dati delle neuroscienze che ci consentono di ricondurre i moti della mente umana alle strutture cerebrali che li generano a partire dal livello biologico delle cellule neuronali, e procediamo a ritroso nelle indagini sulla loro genesi passando dal livello molecolare a quello atomico, non possiamo che approdare al loro livello quantistico. Qui troviamo fenomeni come l'Entanglement che vede le interazioni tra alcune particelle elementari attuarsi in contrasto con le leggi che regolano il cosiddetto mondo fisico, e trovare invece rispondenza nei principi di non località e atemporalità che ci sembrano caratterizzare il cosiddetto mondo spirituale. Infatti, accade che inducendo una modificazione nello stato quantistico (spin) di una particella, avviene una modificazione di stato in quella ad essa associata, dovunque essa si trovi. L'Entanglement venne ipotizzato per la prima volta nel 1926 da Erwin Schrödinger. Oggi, gli esperimenti di Jian-Wei Pan in Cina e di Anton Zeilinger alle Canarie hanno confermato la validità della teoria, trasferendo lo stato quantistico di fotoni rispettivamente a 97 e 147 chilometri di distanza in un tempo zero, e questo ci ha dato la prova che è possibile trasferire informazioni istantaneamente, in contraddizione con la teoria della Relatività che vede nella velocità della luce il limite invalicabile per qualsiasi interazione tra gli "oggetti" della nostra dimensione. Ora, se sistemiamo questi dati in una visione olistico-sistemica della realtà, che presuppone la totale interdipendenza di tutti i fenomeni, ci dovrebbe essere consentita una rilettura in chiave scientifica di fenomeni che ancora definiamo "paranormali" solo a causa di una idea di normalità fondata su dati macroscopici e quindi parziali. Oggi infatti, paradossalmente, proprio grazie a quel riduzionismo che sembra ancora voler minacciare il senso stesso della nostra "umanità", siamo pervenuti a una visione energetica dei fondamenti della realtà-tutta che ci consente plausibilmente di mettere in rapporto il livello quantistico con quello mentale, e quindi, di affrontare le problematiche sollevate, ad esempio, dallo sciamanesimo e dalle sincronicità junghiane, o dall'empatia e dalle premonizioni, consentendo di ricollocarle in un quadro di regole universali perché riguardano il livello energetico comune a tutti i fenomeni. Per comprendere la portata delle implicazioni sul piano umanistico di questo nuovo paradigma che sembra delinearsi, è necessario considerare l'immenso valore culturale e sociale che assumerebbe il recupero "ufficiale" delle grandi intuizioni di tutte le civiltà di tutti i tempi che, una volta tolte dal limbo della ciarlataneria in cui sono state relegate dal razionalismo (e dalle religioni) della civiltà occidentale che ancora domina il pianeta, potrebbero contribuire a farci uscire dalla situazione attuale che vede, non solo nella sciagurata gestione della Biosfera, ma soprattutto nella dicotomia esistenziale in cui sono costretti gli esseri umani, il totale fallimento della visione dualistica della realtà. Francesco Pelillo

giovedì 2 febbraio 2012

PERCHÈ L’UMANESIMO SCIENTIFICO

PERCHÈ L’UMANESIMO SCIENTIFICO Se assumiamo che il compito della "filosofia" sia quello di interpretare la condizione umana per la formulazione di proposte atte al superamento delle contraddizioni che la caratterizzano qui e ora, non vedo come si possa procedere senza utilizzare le protesi sensoriali e mentali di cui oggi disponiamo. Dopo quattro secoli di separazione tra sapere umanistico e scien...tifico, dovuta alla necessità del pensiero razionale di liberarsi dalle catene metafisiche che lo imbrigliavano da secoli, oggi siamo in grado di tornare — con un bagaglio di dati immensamente più ampio rispetto alle culture millenarie di Oriente e Occidente — alla riunificazione della ragione con tutte le altre sensibilità dell'uomo, e quindi, di ri-approdare alla vera "conoscenza" non più sulla base di sole intuizioni. Il percorso è tortuoso. Interessi contrapposti si realizzano grazie alla rappresentazione del loro scontro sul palcoscenico sociale, che finisce per alimentare la schizofrenia esistenziale dell'uomo moderno. Accade così, che apparati che ancora fondano il loro potere sulla gestione di miti metafisici arcaici, foraggino accademie di pensatori che danno spiegazioni-delle-spiegazioni del pensiero dei grandi del passato prive di qualsiasi riferimento ai dati del presente; e che altri apparati, che fondano il loro potere sulla produzione e il consumo di beni materiali, foraggino schiere di tecnologi che nei loro laboratori hanno degradato la ricerca scientifica a cieco strumento di manipolazione della natura. Gli effetti di questa dicotomia culturale sono oramai sotto gli occhi di tutti, e il baratro ambientale e umano su cui ci troviamo sta a testimoniare la necessità di delineare un nuovo paradigma fondato sulla consapevolezza della totale interdipendenza tra l'uomo e l'universo e quindi, tra i fatti del cosiddetto spirito e quelli della cosiddetta materia. Ma per questo obiettivo, non si potrà prescindere dall'accordo tra umanisti e scienziati disposti a inquadrare in un rapporto sistemico le eterne domande sul divenire della nostra dimensione per dare vita al nuovo Umanesimo Scientifico del terzo millennio.

mercoledì 8 giugno 2011

AUGURI PER IL SECONDO DECENNIO DEL TERZO MILLENNIO

Quando, dieci anni fa si chiuse il secondo millennio, facemmo festa in tutto il mondo. A voler guardare bene, su questo pianeta non c'era molto da festeggiare, ma si sa com'è l'uomo, é l'unico essere vivente animato dalla speranza, e avendo spezzettato nella sua mente lo scorrere del tempo in particelle discrete, affida a quelle con numeri significativi speranze epocali. Ma la realtà è diversa. Le croste dei secoli e dei millenni precedenti sono ancora li, attaccate nella padella dove cuciniamo la nostra storia. Ancora l'ingiustizia domina il mondo. Ancora miliardi di uomini sono indotti a difendere la loro dignità affidandosi a identità nazionali sempre più evanescenti e ai miti e le leggende scritte in libri arcaici dettati da un qualche Dio.

Dopo la fine del nazionalismo sta per finire l'epoca dell'internazionalismo e stiamo per arrivare alla "globalizzazione" planetaria. Siamo in una fase di transizione, e In questo caos i padroni del pianeta possono fare affari globalmente protetti dalle leggi emanate localmente da cricche di potere corrotte che garantiscono il mantenimento dello status quo nei loro confini. Ma questa fase quanto potrà durare? Io non credo che possa durare un altro decennio. Problemi che già sono globali, come quelli ambientali, del reperimento delle risorse e dell'equa distribuzione del benessere e della conoscenza, richiedono l'attuazione immediata della globalizzazione degli organi di gestione del pianeta. Solo così si potrà fare fronte allo scempio ambientale e umano in atto e dare risposte politiche al terrorismo, reale o artato che sia, che prospera proprio a causa, o per il prolungamento dello stato transitorio in cui ci troviamo.

Dopo la tragedia dell'11 settembre, grazie a questo terrorismo tutta la potenza occidentale (morente) ha potuto posizionarsi impunemente in Medio Oriente e in Asia, con il solito corollario di morte e distruzioni per le popolazioni locali. Ma sembriamo lillipuziani che pretendono di tenere legato il gigante con i loro piccoli fili, perché Inderogabilmente il prossimo decennio vedrà spostamenti epocali del potere sul pianeta, e l'unica possibilità che avremo, come occidentali, di poter gestire l'utilizzo dei nostri valori migliori, e cioè la techne e il pensiero illuminista, risiede nelle nostra volontà di collaborazione per la fondazione di un nuovo potere globale. Non spero nella nostra saggezza, ma i rischi ambientali e umani che corre la nostra specie sono di tali dimensioni che saremo costretti ad uscire dal paradigma del dominio per passare a quello della partecipazione. Gli strumenti tecnico-scientifici a nostra disposizione sono sufficienti e, se li utilizzeremo collocandoli nel quadro di un nuovo "UMANESIMO SCIENTIFICO", potranno darci tutte le possibilità di risolvere i problemi.

Per quanto riguarda le nostre scelte etiche, dobbiamo rinunciare definitivamente all'obiettivo di raggiungere la felicità individuale perché la trappola della ricerca della felicità individuale è responsabile di tutti i mali e di tutte le sopraffazioni ambientali e umane della storia. L'esempio lo abbiamo dagli Stati Uniti, un paese che addirittura ha messo la ricerca della felicità a fondamento della propria Costituzione, e che per questo obiettivo, oltre ad essere in uno stato di guerra permanente sin dalla sua nascita, con i suoi figli che muoiono portando distruzione e morte a tutte le latitudini, è anche responsabile della più alta distruzione pro capite delle risorse del pianeta.
Ma dobbiamo anche convincerci che perseguire l'obiettivo della felicità individuale, oltre che dannoso, è inutile. E che è inutile lo prova il fatto che chiunque abbia una sufficiente esperienza della vita ha dovuto constatare come la sua felicità non è mai derivata dal possesso di beni materiali eccedenti il necessario. Solo la consapevolezza che tutto ciò che di piacevole proviamo spiritualmente o possediamo materialmente ha il suo prezzo, unita alla consapevolezza che la filogenesi dell'uomo comincia dalle particelle elementari che lo compongono, potranno farci sentire parte di un sistema che alla nostra specie concede al massimo la serenità, ma solo a patto di utilizzare il nostro libero arbitrio per perseguire l'equilibrio tra noi e gli altri, e tra noi e l'ambiente che ci determina, ma che non possediamo.
In tutto questo ribollire del pianeta, cosa si fa in Italia? Come sempre siamo l'ultimo baluardo per la difesa di un sistema che sta per finire, e lo siamo sempre in modo originale e creativo. Agli inizi del secolo scorso, quando in altri luoghi si elaborava l'internazionalismo capitalista e comunista che avrebbe portato di fatto alla fine del potere delle nazioni, in Italia si elaborava una forma di nazionalismo parossistica che vedeva in un solo uomo il salvatore della nazione. Di questa nostra battaglia di retroguardia storica il mondo ci deve essere grato. Infatti, con Mussolini e il suo adepto Hitler abbiamo dimostrato ai popoli quanta ferocia e quanta ingiustizia potessero emergere dal concetto di nazione sovrana. Con il nostro esempio catastrofico, di fatto abbiamo contribuito all'instaurazione di un nuovo ordine mondiale.
Oggi, ancora una volta, mentre in altri luoghi ci si prepara alla globalizzazione che porterà alla fine del potere che deriva dal finanziarismo off-shore — ancora protetto dall'esistenza delle nazioni —, ci presentiamo come protagonisti dell'ultimo tentativo di conservazione dello status quo. Infatti, in questa fase di transizione che nel mondo vede collusi ma distinti, gli affaristi e le caste politiche locali, noi Italiani, in modo originale e creativo, grazie ad un solo uomo (aiutato dai suoi alleati xenofobi) in cui trovano la sintesi gli interessi del peggiore finanziarismo internazionale e tutta la amoralità della politica locale ridotta a comitato d'affari, siamo in grado di dimostrare al mondo in modo parossistico fin dove può arrivare lo scempio dell'etica nella vita sociale del modello occidentale. Insomma ancora una volta siamo l'esempio negativo che può stimolare tutti ad andare oltre questa fase di transizione. E ancora una volta il mondo ce ne dovrà esser grato.
Naturalmente il mio augurio per il prossimo decennio è che tutti questi scenari vengano superati, ma questo non potrà avvenire certamente con il contributo dell'opposizione che oggi siede nel nostro Parlamento. La Destra e la Sinistra non avranno nessun ruolo. Uomini come Fini, D'Alema e gli altri, sono solo scorie del '900 che per di più devono ancora rendere conto al ben più antico strapotere Vaticano. Solo Berlusconi è veramente attuale, perché rappresenta l'ultimo baluardo di questo sistema che muore. Quindi, è solo dopo la fine della sua farsa che in Italia sarà possibile procedere verso la democrazia partecipativa consentita dai nuovi mezzi di comunicazione diffusa, per poi poter partecipare utilmente alla costruzione della vera globalizzazione delle coscienze e dei valori.
So che l'impresa e ardua, ma non possiamo fallire, perché se falliremo rimarremo schiacciati dalla globalizzazione paventata nei romanzi di Orwell e Huxley.
Per questo, tutti ci dobbiamo impegnare affinché questo non accada, così che se tutto andrà bene, potremo vivere un "dopoguerra" felice, — vecchi e giovani balleranno nelle aie — e i giovani potranno avere l'opportunità della ricostruzione. Ma attenti ragazzi, per la costruzione del vostro futuro fidatevi solo delle parole di quei "vecchi" che si sono fatti carico della colpa di avervi lasciato un mondo peggiore di come lo avevano ricevuto e agiscono per rimediare. Avete esempi innumerevoli, ma dovete volerli cercare perché essi non accedono agevolmente ai mezzi di comunicazione del potere. Cercateli su Internet, nelle manifestazioni culturali e artistiche, nella scuola e nelle università, nelle fabbriche e negli uffici e anche negli apparati dello Stato. Insomma cercate dovunque ci siano uomini che nonostante il degrado morale che li circonda, fanno andare avanti questo paese. Non potete sbagliare nel riconoscerli, sono quelli che subiscono l'ostracismo del potere e spesso anche degli stessi apparati di cui fanno parte. Alcuni di questi uomini sono riusciti anche a fondare organizzazioni e movimenti culturali che sono facilmente riconoscibili dalla forma partecipativa delle loro strutture di gestione e dalla gratuità dell'impegno profuso dai loro affiliati. Queste sono le sole persone che potranno aiutarvi a costruire un mondo migliore, però il grosso del lavoro spetta a voi, ma se ci riuscirete godrete del rispetto e della gratitudine dei vostri figli, e non dovrete scusarvi per il mondo che gli lascerete come è accaduto per noi.

Buon lavoro, e auguri a tutti per il prossimo decennio.

Francesco Pelillo

giovedì 2 giugno 2011

LETTERA APERTA AD UN BUDDISTA

Gentilissimo Buddista, dopo l'esposizione delle sue tesi sul Buddismo, sento il bisogno di esporle alcune riflessioni a proposito di alcuni assunti della sua dottrina.

1) Se io vedo e non guardo, sento e non ascolto, assaggio e non assaporo — in altre parole non annetto aggettivi ai nomi, e qualità ai fatti —, e se tutti gli uomini avessero fatto sempre così, cosa ne sarebbe stato dell'accumulo culturale che ci ha fatto passare dallo stato di raccoglitori all'uomo tecnologico? So che questo è costato molto, al pianeta e all'umanità, ma senza la stratificazione delle nozioni (anche di quelle errate), l'evoluzione della mente umana si sarebbe cacciata in un vicolo cieco. Saremmo come i gatti, che vedono il mondo e hanno opinioni su di esso solo sulla base della loro esperienza di vita individuale.
Io per parte mia, devo dire che, considerando tutti i dolori e i piaceri della mia vita, mi sono trovato bene facendomi attraversare da tutte le contraddizioni che provengono dall'imperfezione delle opinioni, se non altro anche per tentare di poter individuare quelle esatte. E ho deciso di non tentare di raggiungere la Sapienza o il Nirvana per non perdere l'opportunità che mi è stata data con la vita, di partecipare da attore allo spettacolo delle vicissitudini umane, e da spettatore interessato di quelle cosmiche.

2) Con il raggiungimento del Nirvana dove va a finire la carità? Il pericolo che si corre riuscendo ad astrarsi dai propri dolori, e che perdiamo la possibilità di partecipare a quelli degli altri per empatia. Perché l'empatia, o se si preferisce, i nostri neuroni specchio, sono in grado di farci proiettare sull'altro solo le immagini che possediamo. Vere o false che siano.

3) Quanto all'interdipendenza e al divenire della realtà sono del tutto d'accordo, e vivo da anni secondo queste verità. Ma non per astrarmi dalla concretezza delle singole cose, ma semmai per cercare di coglierne l'esatta natura.

4) Quanto alla soddisfazione con cui tutti gli umanisti — e nel caso del buddismo siamo ai più alti livelli — vedono la conferma dei loro assunti da parte della scienza (magari dopo duemilacinquecento anni), a me sembra che questo denoti una sorta di necessità che rasenta la sudditanza verso il metodo scientifico. Io non penso che le cose stiano esattamente così. La scienza da sempre opera il vaglio delle intuizioni, che siano umanistiche o scientifiche, o che derivino da speculazioni intellettuali come da esperimenti tecnologici. Quindi non vi è nessuna supremazia metodologica nell'esplorazione della realtà, quando si opera nel quadro dell'unificazione delle due culture. Gli scienziati e i filosofi sono pur sempre uomini...