domenica 19 maggio 2013

ASSETTI NEURONALI E PSICHE

Dati i 100 miliardi di neuroni che possediamo alla nascita, e data la loro successiva connessione sinaptica dovuta agli stimoli sensoriali provenienti dall'esperienza esistenziale, ne risulta la formazione di percorsi neuronali che via via, in risposta alle esigenze di sopravvivenza fisica e psichica dell'individuo, finiscono per formare molteplici "Assetti Neuronali" locali che tentano di rispondere ad ognuna di esse.
Queste esigenze, pur essendo di varia natura, sono riconducibili a due sole categorie: esigenze contingenti, che emergono in risposta all'ambiente, e esigenze consolidate, che rispondono alle necessità individuali. Poiché, in vista del raggiungimento dell'equilibrio psico-fisico individuale, la soluzione dei problemi posti da questo dualismo può avvenire nell'unica sede del nostro cervello, ci troviamo di fronte alla necessità di utilizzare sia i suoi assetti neuronali già esistenti (la mente si adegua alla topologia neuronale), e sia di crearne di nuovi (la topologia neuronale si adegua alla mente). Da tutto questo ne deriva la necessità dell'attività incessante che accompagna tutta la nostra esistenza e che, in vista della definizione unitaria della nostra individualità, comporta la continua ricerca di una sintesi nell'oscillazione tra stati che percepiamo come di soddisfazione e di insoddisfazione, ma che sono dovuti al maggiore o minore dispendio energetico necessario al continuo mantenimento dell'equilibrio biochimico cerebrale. In questo quadro, è chiaro che per le proposizioni "soddisfacenti" la tendenza prevalente del sistema sia quella di resistere alla modifica degli assetti neuronali consolidati esistenti, poiché crearne di nuovi implica la distruzione o il ri-orientamento dei collegamenti sinaptici che le rappresentano. Cosa che, a causa del dispendio energetico necessario, viviamo come insoddisfazione. Ma, come si sa, noi siamo un sistema aperto in continuo rapporto psico-fisico con l'ambiente naturale e sociale, e questo comporta la continua acquisizione di dati provenienti dai sistemi che ci circondano. Accade così che alcune proposizioni acquisite, via via si rivelino insoddisfacenti rispetto a nuove situazioni, e che quindi, da un punto di vista biochimico, sia meno dispendioso modificare i percorsi neuronali in cui vengono rappresentate, piuttosto che alimentare la difesa della loro topologia. Ecco così spiegate sia le nostre resistenze che la nostre disponibilità a cambiare opinioni e comportamenti. Prova ne siano le diatribe culturali e scientifiche, che lasciano intatti negli interlocutori quegli assetti che, se modificati sostanzialmente, rimetterebbero in discussione il loro equilibrio generale consolidato nel tempo, fatta salva pero, la disponibilità ad accettare quelle proposizioni dell'altro, che sono portatrici di risposte potenzialmente valide a domande che nei rispettivi assetti neuronali consolidati sono rimaste inevase lasciando situazioni di squilibrio energetico a livello biochimico.
Per chiudere, è bene precisare che quanto anzidetto non toglie nulla alla validità delle antiche intuizioni sui comportamenti umani e all'efficacia delle analisi psicologiche. La ricerca scientifica ci sta solo svelando il loro processi attuativi.
Francesco Pelillo

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