giovedì 2 giugno 2011

COSMOLOGIA E SOCIOLOGIA DEL TAPPETO ELASTICO

Ieri ho portato le mie nipotine al parco giochi e hanno voluto andare a saltare nella gabbia con il tappeto elastico insieme agli altri bimbi. Li ho guardati tutti divertirsi pazzamente e avrei voluto essere sul tappeto con loro, ma, per un nonno... non mi è sembrato il caso... Non mi è rimasto che osservarli e fare qualche considerazione.

Il tappeto elastico, prima del loro ingresso, si trovava nello stato di massima entropia – proprio come l'universo prima che avesse corso l'asimmetria iniziale –. Una condizione piatta, priva di informazioni e piuttosto monotona, che il loro arrivo ha mutato radicalmente perché ha prodotto i primi fatti sintropici. Appena i bimbi hanno cominciato a saltare, le buche che si formavano sotto il loro piedi apparivano e scomparivano continuamente – la curvatura dello spazio a causa della gravità era chiara –. Volendo assumere che il tappeto rappresenti l'universo mi è stato chiaro che ero di fronte a deformazioni descrivibili, ma descrivibili in due modi a seconda che il "tappeto della realtà" lo si osservi dal di sopra o dal di sotto. Infatti, viste dal di sotto, tutte le protuberanze sono perfettamente misurabili e descrivibili pur non sapendo che cosa le produca e come. Si possono fare illazioni, anche molto vicine alla realtà, ma nessuno le può provare e perciò, essendo opinabili, si resta nel campo della metafisica – che è poi un modo elegante di chiamare l'ignoranza –. Ma guardando dal di sopra, tutte quelle protuberanze appaiono come buche e, siccome si vedono i bambini saltare, ci sembra di sapere come e perché appaiono e scompaiono. Almeno così credono i gli scienziati che si accontentano di osservare e utilizzare i fatti senza porsi il problema delle loro conseguenze sul lato inferiore del tappeto... Solo quando mi sono posto con gli occhi al livello del piano del tappeto ho potuto capire che le le protuberanze e le buche si formano contemporaneamente (entanglement?) e che l'interdipendenza tra gli effetti dei salti di ognuno e la tendenza alla massima entropia del tappeto erano alla base del divertimento. Ogni bimbo usufruiva dell'energia liberata nel tappeto dai salti degli altri e dalla tendenza alla massima entropia del tappeto stesso, e io potevo finalmente descrivere chiaramente questa realtà grazie ai dati che mi provenivano dalla visione metafisica e scientifica dei fatti... (Umanesimo Scientifico?). Ero soddisfatto delle mie conclusioni ma, avendo ancora tempo, ho voluto fare ulteriori considerazioni sul piano sociologico e, abbandonato "l'universo tappeto", ho cominciato ad osservare il comportamento dei bimbi.

Sul tappeto dentro la gabbia i bimbi erano in allegra competizione: chi faceva la capriola, chi saltava sul sedere, chi con le gambe rigide, chi volava agitando le braccia. Tutti con gridolini di gioia individuale alimentata da quella collettiva. Era bello starli a guardare, ma, ad un certo punto, due fra i più robusti tra loro hanno cominciato ad impedire agli altri di saltare liberamente trattenendoli e scontrandosi con essi. La competizione si era trasformata in sopraffazione e alcuni più piccoli piagnucolavano, mentre altri facevano gruppo per contrastare gli sbruffoni. Ho avuto l'istinto di intervenire, ma poi ho pensato che anche quello che stava accadendo potesse essere utile per l'educazione delle mie nipotine. Mettere ordine dall'alto, magari regolamentando i salti a turno o, peggio ancora, facendo saltare tutti all'unisono, avrebbe annullato la gioia e l'impegno di tutti. La bellezza e la creatività di tutta la situazione sarebbe andata perduta e sicuramente, per le mie bimbe, ci sarebbe stato molto meno da raccontare alle loro mamme. Insomma, ci sarebbe stata meno vita nella loro vita... Allora? Continuiamo a lottare così. Con tutte le sue variabili negative e positive la vita e bella!

Francesco Pelillo

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