lunedì 27 agosto 2012

PER UN NUOVO PARADIGMA

Se assumiamo che il compito della "filosofia" sia quello di interpretare la condizione umana per la formulazione di proposte atte al superamento delle contraddizioni che la caratterizzano qui e ora, non vedo come si possa procedere senza utilizzare le protesi sensoriali e mentali di cui oggi disponiamo. Dopo quattro secoli di separazione tra sapere umanistico e scientifico, dovuta alla necessità del pensiero razionale di liberarsi dalle catene metafisiche che lo imbrigliavano da secoli, oggi siamo in grado di tornare — con un bagaglio di dati immensamente più ampio rispetto alle culture millenarie di Oriente e Occidente — alla riunificazione della ragione con tutte le altre sensibilità dell'uomo, e quindi, di ri-approdare alla vera "conoscenza" non più sulla base delle sole intuizioni. Il percorso è tortuoso. Interessi contrapposti si realizzano grazie alla rappresentazione del loro scontro sul palcoscenico sociale, che finisce per alimentare la schizofrenia esistenziale dell'uomo moderno. Accade così, che apparati che ancora fondano il loro potere sulla gestione di miti metafisici arcaici, foraggino accademie di pensatori che danno spiegazioni-delle-spiegazioni del pensiero dei grandi del passato prive di qualsiasi riferimento ai dati del presente; e che altri apparati, che fondano il loro potere sulla produzione e il consumo di beni materiali, foraggino schiere di tecnologi che nei loro laboratori hanno degradato la ricerca scientifica a cieco strumento di manipolazione della natura. Gli effetti di questa dicotomia culturale sono oramai sotto gli occhi di tutti, e il baratro ambientale e umano su cui ci troviamo sta a testimoniare la necessità di delineare un nuovo paradigma fondato sulla consapevolezza della totale interdipendenza tra l'uomo e l'universo e quindi, tra i fatti del cosiddetto spirito e quelli della cosiddetta materia. Ma per questo obiettivo, non si potrà prescindere dall'accordo tra umanisti e scienziati disposti a inquadrare in un rapporto sistemico le eterne domande sul divenire della nostra dimensione per dare vita al nuovo Umanesimo Scientifico del terzo millennio. Francesco Pelillo

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